Data: 01/11/2013
 

Schiavone: "So delle navi affondate nel Mediterraneo"

Oggi dalle parole dell'ex boss dei Casalesi non emerge nulla di nuovo. Ma nel 1997? Ciò che rende singolare il documento che vi presentiamo, desecretato il 31 ottobre scorso, è proprio quello di essere così lontano nel tempo

Schiavone: "So delle navi affondate nel Mediterraneo"

«So che c'erano delle navi e che qualcuna è stata affondata nel Mediterraneo», parola di Carmine Schiavone ex boss del clan dei Casalesi, negli ultimi mesi alla ribalta delle cronache nazionali per le sue interviste sul fenomeno dell'ecomafia nella Terra dei Fuochi. Questa, se non fosse vecchia di 16 anni, sarebbe la notizia.

Ma andiamo con ordine.
Il 7 ottobre 1997 Schiavone fu interrogato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti del Parlamento Italiano, in merito ai rifiuti tossici sotterrati in Campania. Parte della seduta avvenne in forma segreta e solo pochi giorni fa la Camera dei Deputati ne ha desecretato il verbale (che qui trovate in pdf). Si tratta di sessantatré pagine che raccontano i traffici di veleni lungo tutto lo stivale e che sono rimaste coperte dal segreto di Stato fino al 31 ottobre 2013.


 






Dal testo si è scoperto che nel lontano '97 Schiavone
, cugino del famigerato Sandokan, fece un accenno nella sua deposizione anche alle cosiddette “navi a perdere”. Come si legge a pagina 29, dopo aver parlato del valore complessivo del business dei rifiuti, l'allora presidente della Commissione ecomafie Massimo Scalia domanda al collaboratore di giustizia se sia stato a conoscenza dello smaltimento di rifiuti pericolosi attraverso navi, fatte colare a picco per riscuotere anche il premio assicurativo: «Il clan dei Casalesi non è mai stato coinvolto in questa attività?»

- «Questo fatto, per quanto riguarda le assicurazioni, non lo so», è la risposta piuttosto generica di Carmine Schiavone.

Il Presidente Scalia entra nei dettagli:
«Lei non ha mai sentito parlare della nave Rigel e di Comerio?». La domanda è precisa ma la reazione del pentito sembra confusa, divagante: «No; anche se ne ho sentito parlare, ormai è passato molto tempo. Adesso conduco una vita diversa, man mano la memoria passa; non ho la mente di quelli che ricordano le cose dopo quindici anni. Purtroppo, il tempo passa. Vede che belle mani, sono tornato alle origini».

Scalia insiste: «Non ha mai sentito parlare di traffici di rifiuti con le navi?».

«So che c'erano delle navi e che qualcuna è stata affondata nel Mediterraneo» - ammette Schiavone - «però sono ricordi sbiaditi. Ricordo che una volta si parlò di una nave che portava rifiuti speciali e tossici, scorie nucleari, che venne affondata sulle coste tra la Calabria e la Campania, ma è sempre un discorso che è stato fatto in linea di massima tra noi».

Non ricorda bene Schiavone, ma sa che qualcuno affondava navi cariche di rifiuti. A quei tempi poteva non essere un'affermazione così scontata. Anzi, avrebbe potuto servire come spunto per approfondire le circostanze in cui il pentito sarebbe venuto a conoscenza di questa pratica, ma anche stavolta il discorso va a perdersi: «Discutevamo anche, per esempio, dopo la caduta del Muro di Berlino, sugli investimenti che avevano fatto in Germania Est i Bardellino, mentre erano in guerra con noi, avevamo delle notizie a questo riguardo perché avevamo degli appoggi a Francoforte, a Dortmund, a Monaco di Baviera, a Baden Baden».

Da questo punto dell'audizione in poi il tema delle navi dei veleni viene accantonato. La conclusione più scontata dopo aver letto la parte del verbale relativa ai traffici illeciti via mare è che in verità dalle parole di Schiavone non emerga nulla di nuovo. Almeno non oggi, ma nel 1997? Ciò che infatti rende singolare questo documento è proprio quello di essere così lontano nel tempo.

Carrette, veleni e pentiti: piccola cronistoria
Nel marzo del 1994, dopo una denuncia di Legambiente, la magistratura di Reggio Calabria aprì un'inchiesta su un possibile traffico di scorie industriali e radioattive in Aspromonte. Il filone navale dell'indagine venne affidato al capitano Natale De Grazia, il quale sviluppò l'ipotesi che nel Mar Mediterraneo fossero state fatte affondare molte navi cariche di rifiuti.

Nel 1996 l'indagine passò alla Dda e nel 2000 venne archiviata.

Il primo pentito a parlare di vecchie carrette fatte colare a picco dopo essere stare riempite di rifiuti fu l'ex 'ndranghetista Francesco Fonti, in un memoriale pubblicato nel 2005 da L'Espresso. Il fatto che un “addetto ai lavori” come Schiavone (divenuto collaboratore di giustizia nel 1993) sapesse già otto anni prima della possibile esistenza di queste discariche sottomarine non può che far riflettere.

Ma c'è un'altra cosa interessante che collega Schiavone a Fonti (il quale, va ricordato, dopo le sue dichiarazioni ha ricevuto dalla magistratura la “patente” di inattendibilità nda), ovvero il riferimento ad una nave che, secondo boss dei Casalesi, portava rifiuti tossici e scorie nucleari e che venne fatta naufragare «sulle coste tra la tra Calabria e la Campania».

Tra la Calabria e la Campania c'è la Basilicata. Nell'elenco degli 88 affondamenti sospetti avvenuti nel Mediterraneo tra il 1979 e il 2000 (vedi dossier di Legambiente), l'unica nave che potrebbe rientrare nella sommaria descrizione di Schiavone è la Yvonne A. Un mercantile battente bandiera albanese forse affondato il 1 gennaio 1992 al largo delle coste lucane, a circa otto chilometri dal porto di Maratea. Fu proprio Fonti, «l'inattendibile» Fonti, a dichiarare nel 2009 di aver inabissato il cargo con il suo carico di 150 bidoni di fanghi radioattivi, d'accordo con degli esponenti della cosca di San Luca. Ma nel 1997 tutto questo Schiavone non avrebbe dovuto saperlo.  

Massimiliano Ferraro - Torino


 

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